Quartino il pescatore e la stella marina

  Quella notte risplendevano le stelle e il mare era calmo. Forse troppo. quartino

I pesci, infatti, non avevano proprio voglia di finire tra le maglie fitte della rete. Erano diventati, se così si può dire, indolenti. Specialmente quelli più grossi, che avevano deciso di non mostrarsi alla luna e di procacciarsi il cibo (magari qualche gamberetto o una bella alga verdastra) nei paraggi delle rocce che punteggiano il fondale piuttosto misterioso e buio.

Il vecchio Quartino, pescatore da una vita intera, sapeva che per lui e la sua nipotina Marinella (figlia di Jacopo, unico erede – se mai il piccolo natante si potesse considerare oggetto degno di eredità – di Quartino) non ci sarebbe stato nessun dentice, merluzzo, sarago o esemplare di altra specie da mettere in padella l’indomani. Anzi, la stessa mattina verso mezzogiorno. E, cosa altrettanto triste, non ci sarebbe stato nulla da presentare al mercato ittico del paese per guadagnare qualche soldino comunque benedetto.

Jacopo, dal canto suo, era costretto a lavorare in una regione lontana, dove si scavavano profonde gallerie alla ricerca di minerali preziosi per l’industria. No, non quelli che finiscono su anelli e collane, bensì quelli che potrebbero diventare un pezzo di automobile oppure un componente di supertecnologici smartphone, o ancora un elettrodomestico, un set di coltelli da cucina, un carro armato e chi più ne ha più ne metta.

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 Solo in mezzo all’acqua luccicante, Quartino stava immerso nel silenzio. Per molte ore aveva calato la rete, ma nel cesto c’era poco o nulla, giusto un paio di piccole canocchie e qualche modesta triglietta. Così, tanto per accompagnare la sensazione di vuoto che si specchiava ogni giorno nella povertà. Una dignitosa povertà, però incombente, preoccupante, spietata, ingiusta. Davvero ingiusta, tra mille pensieri.

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L’anziano pescatore allora pregò la Madonnina dell’Angelo e San Michele Arcangelo, gli unici in grado di dominare la volontà del mare, proprio quello stesso mare che aveva reso illustre il Patriarcato della Serenissima. Non che la storia dei suoi avi gli interessasse granché (e sinceramente non la conosceva nemmeno tanto bene), però certe notti i meccanismi del cervello si mettono a girare in modo strano e allora si viaggia di fantasia, anche inconsapevolmente.

Quartino era un uomo deciso, umile ma non sottomesso, onesto all’inverosimile, magro come un chiodo eppure forte, nonostante gli anni che quando pioveva o c’era la micidiale densa nebbia dell’Alto Adriatico si facevano sentire nelle ossa e nelle braccia.

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Pregò e invocò ancora. E ancora. Ma niente, di pesci neppure l’ombra. pescaDecise allora di ritornare al porticciolo e di cancellare il dispiacere con una capiente tazza di caffè bollente all’osteria della Vela Bianca. Si girò verso il timone, fece per accendere l’ormai imbolsito motore diesel dell’imbarcazione e, ad un tratto, si bloccò.

Sul fondo della cesta qualcosa si muoveva in maniera impercettibile e (addirittura!) emetteva una sottospecie di gridolino, flebile, ma ben chiaro nell’ambiente placido e sterminato, quasi senza orizzonte. Prese la lampada elettrica e guardò meglio.

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stella marinaLa vide. Era di un colore fantastico, un rosso-arancio con sfumature di un blu brillante e qualche puntino bianco-perla, sparso qua e là. Una stella marina voluminosa e misteriosa.

Possibile che non se ne fosse accorto prima, cioè quando aveva riversato a bordo il misero contenuto della rete? Eppure era lì, che emetteva quel sottile rumore, sembrava quasi parlare. “Non può essere – si disse Quartino – forse mi sono addormentato senza volere e adesso sto sognando. No, il sigaro mi sta bruciando veramente il palmo della mano, accidempolina! E allora? Com’è bella! La porterò a Marinella, così da consolarla per la pesca assolutamente deludente di stanotte. Magari la farò essiccare al sole e la metterò al centro di una cornice dorata, appesa nella stanza dove pranziamo, ogni tanto”.

La guardò bene: era stupenda. E si muoveva lentamente verso la parete di vimini intrecciato della cesta. Nessun rumore, però. Evidentemente era stata una sensazione fantastica, un volo incontrollato della mente assonnata, sicuramente da attribuire alla stanchezza.

 

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All’improvviso, lo assalì un pensiero. Come un lampo. quartino stellaPerché negare la vita a un essere così indifeso, incapace di fare del male a chicchessia, persino a un granchi etto di scoglio? Si fosse trattato di un pescecane allora sì che lo avrebbe portato a terra (se mai ci fosse riuscito) e ne avrebbe fatto tranci da cuocere in graticola e da sbafare accompagnati da un bel bicchiere di vino fresco.

D’impulso, afferrò la stella palpitante, la guardò ancora più intensamente e disse: “Ciao, torna nel tuo mare profondo e stai tranquilla. In cornice metterò un disegno ad acquerello della mia nipotina che ne fa di carinissimi e variopinti quando ha finito i compiti”.quartino4

Il pescatore trattenne il respiro e la gettò con un lieve “pluf!” e proprio in quel momento gli parve di udire un appena percettibile “Grazie mille Quintino, addio…”.

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“I sogni si manifestano all’alba – rimuginò – e io sto sicuramente sognando.

 Anzi, per risvegliarmi nella dura realtà calerò un’ultima volta la rete. Chissà non ci finisca una grossa coda di rospo da fare ai ferri con un goccio di olio d’oliva e qualche pomodorino dell’orto di mia sorella Caterina”.  Così fece. Attese qualche interminabile minuto, mentre il cielo si stava pian piano rischiarando e Antares si confondeva sempre più nell’indaco senza nuvole.

Si accorse che la rete era stranamente pesante, la cima di iuta intrecciata estremamente tesa. Si trattava di un grosso pezzo di legno, probabilmente un tronco colato a picco? La tempesta di una settimana addietro, in effetti, aveva riversato parecchi detriti dalla foce del fiume al mare ed erano stati in molti, tra i pescatori della costa orientale, a riportare danni. “Avrei dovuto fare subito rotta verso casa, invece di riprovarci e stare qui ad illudermi come uno sciocco senza esperienza” imprecò Quintino. Altro che coda di rospo, ora il boccone poteva diventare assai indigesto!

Tirò su piano, pesava parecchio. Non era sicuro di farcela e temette di dover tagliare la fune con il trinciante seghettato. Doppia beffa e doppio danno! Ma con estremo sforzo ci riuscì. Ecco emergere la rete con il suo ingombrante contenuto. Un baule vecchio, pareva. Molto molto vecchio, con strani geroglifici impressi e scritte sbiadite in una lingua sconosciuta. Lo issò e lo lasciò cadere in mezzo al pozzetto di poppa. Poi, assalito dalla curiosità, lo aprì. E rimase a bocca aperta…

In mezzo al tesoro c’era una collana di perle azzurre trasparenti con un ciondolo splendente, rosso-arancio con sfumature di uno straordinario blu brillante. Era a forma di stella marina. La sua stella del destino.

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